Museo dell’11 settembre a New York: visitarlo o no?


Questo post è nato a seguito di una discussione con mia mamma circa la visita del campo di sterminio di Auschwitz. Lei si sarebbe rifiutata di vederlo, io ci sono stata a 20 anni, nel 2005. Cosa c’entra con il museo dell’11 settembre di New York? Ve lo dico subito.

Quando sono andata insieme a Marco e due amiche a New York per 5 giorni, eravamo consapevoli che non potevamo vedere tutto, così ci siamo messi a tavolino a pianificare cosa vedere. Sono stata l’unica a voler vedere il Museo dell’11 settembre e, siccome non volevo assolutamente perderlo, l’ho visitato da sola.

Non vi scriverò come arrivarci, cosa c’è da vedere, cosa vedrete o cosa sentirete (perché ci saranno anche file audio da ascoltare). Vi lascio giusto qualche foto, per farvi immaginare cosa vuol dire visitare quel museo.
Giusto qualcuna, perché dopo mezz’ora ho smesso di scattare foto.

Mia mamma continuava a dire che non si sentiva di visitare Auschwitz. Lo stesso Marco e le mie amiche riguardo al Museo di New York.
Non giudico la loro scelta, sia mai.
Sono qui per dare la mia visione.

Spiegare perché per me ha senso vedere questi luoghi dove permea un’energia di morte e disperazione.

Visitare (e star male dopo, perché per 2 ore non ho più parlato) per me è stato necessario. Non per comprendere, perché gesti di cotanta crudeltà verso il genere umano non possono essere compresi, ma per ricordare a me stessa cosa è accaduto e cosa non voglio che accada, mai più.
Ed è quello che ho ripetuto a mia mamma, circa la mia decisione.

Per non dimenticare.

Quando si legge in giro per i social o le persone lo dicono in tv o nei video, non è una frase fatta. O almeno, io la sento. Nel cuore, nell’anima, nel profondo. Non voglio dimenticare.

Ci sono state tante violenze nel mondo, genocidi, ancora oggi accadono.
E tante persone sono ignoranti.

E sto usando questa parola non nel senso negativo di “fingere di non sapere”, ma nel significato di “essere all’oscuro di qualcosa”.
Le parole sono importanti, come diceva “qualcuno”.
Stiamo attenti ad usare le parole, per favore. Sui social, con le persone offline, sempre.

Questi musei, questi luoghi di morte, se ancora sono qui, è perché vogliono aprire gli occhi. Anche se fa male, anche se è doloroso e si esce con le lacrime ed il cuore lacerato.
Per me, è necessario.

Quindi… visitare o no il Museo dell’11 settembre a New York? Per me è un sì pieno.

E questo vale anche per Auschwitz, Yad Vashem a Gerusalemme, il Museo del genocidio armeno a Yerevan, il Museo del genocidio a Phnom Pehn in Cambogia… potrei continuare all’infinito.

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