Star male in viaggio: qualche riflessione dopo la mia esperienza


Mi è capitato qualche volta di ammalarmi in viaggio. Son sempre stati viaggi di pochi giorni, un weekend, una settimana al massimo. Roba che avrei potuto aspettare il mio ritorno in Italia per poter andare dal medico a farmi visitare.

Mai mi era successo di ammalarmi il primo giorno di 3 settimane di viaggio. Ed essere dall’altra parte del mondo, per giunta.

Voglio fare giusto una riflessione personale a seguito di quanto è accaduto.

Cosa è successo a Bangkok?

Appena atterrati a Bangkok, io e il mio compagno abbiamo iniziato ad accusare i sintomi tipici dell’influenza: febbre, tosse, mal di gola. Ho pensato che un giorno di riposo ci avrebbe rimesso in sesto (magari con l’aiuto di una tachipirina), mi sbagliavo di grosso.

La febbre in poche ore ha iniziato a salire in maniera esponenziale e ho iniziato a preoccuparmi. Normalmente, nel mio caso, quando sto male così, mi viene prescritto l’antibiotico e nel giro di qualche giorno sto meglio. Vai a capire come fare qui, in un posto che non sai com’è la sanità e se hanno i medicinali giusti.

Proprio su quest’ultimo argomento mi venne in mente una signora californiana (conosciuta durante il mio lavoro dell’anno scorso tra Madrid e Roma) che non si sentiva bene e mi chiese se, andando in farmacia a Roma, le avrebbero dato una medicina bella potente per i sintomi che aveva. Di primo acchito ho pensato “guarda che li abbiamo anche noi i medicinali, eh!”. Il giorno dopo la signora è venuta a dirmi, tutta contenta, che la medicina datale dal farmacista le ha fatto passare tutto e che pensava che noi in Italia avessimo medicine blande.

Tutto questo per dire che in Thai ho avuto la stessa paura.

Il mio terrore era dover ritornare a casa perché stavo male. Il viaggio che tanto avevo sognato avrebbe potuto sbriciolarsi così, per una “banale” febbre. E alla fine la febbre era alta, 39.6, dopo averla provata nell’ospedale di Phaya Thai, a Bangkok.

Fonte: https://www.findthaiproperty.com/thailand-lifestyle-news/the-top-10-private-hospitals-in-bangkok-thailand/

Eh si, alla fine ho ceduto e siamo andati in ospedale (ho contattato Andrea, che avremmo dovuto incontrare il giorno dopo per un aperitivo con vista sul fiume, e mi ha consigliato alcune strutture). Era la soluzione migliore. Anche se non ci reggevamo in piedi.
Mi han sottoposto a tampone nasale ed esami del sangue (il mio terrore, ma non potevo scappare): tutto per essere certi che avessimo l’influenza.

Risultato? Positivo.

In 2 ore siamo stati rispediti in ostello con diagnosi, medicine e 215€ in meno sul mio conto in banca.

Alla fine tutto è andato bene.

Si, è andato bene ma abbiamo rinunciato a ben 3 giorni pieni e mezza giornata di visite.
Chissenefrega, no? Almeno state bene.

Eh no, non è stato per niente facile per me accettare di rinunciare a ben 3 giorni e mezzo di viaggio.

Normalmente pianifico le tappe del viaggio per filo e per segno, lasciando comunque un po’ di spazio per perdersi. Perdersi tra le vie, tra una scoperta e l’altra, tra un momento di consapevolezza ed uno scatto fotografico in più.

3 giorni e mezzo sono stati decisamente troppi “per perdersi”. Ho perso un sacco di possibilità. Quella di mostrare a Marco un grande quartiere di Bangkok, Baglamphu, ho perso la possibilità di mostrargli il grande mercato di Chatuchak, il Maeklong Railway Market e quello di Amphawa. Ho perso la possibilità di mostrargli un lato del mio cuore.

Ho pianto per due giorni.
Marco a letto perché non riusciva a riprendersi, io invece già molto meglio subito dopo il primo giorno di antibiotico. Vedevo solo il giardino dell’ostello ed il ristorante all’aperto dove andavo a mangiare per necessità.
Mi sono tormentata la mente.
Non riuscivo ad accettare questa situazione, sono arrivata addirittura a pensare che alcune persone, invidiose, ce l’avessero gufata.

La soluzione? Lasciar andare.

Sono immersa nel mondo olistico da diversi anni ormai e questo concetto del lasciar andare lo uso spesso, in particolare durante le meditazioni con le campane tibetane.

Eppure questa soluzione mi è arrivata solo dopo due giorni. Ci ho messo due giorni per far armonizzare e far comunicare il cuore con la testa. Dopodiché ho smesso di piangere.

Questa influenza è arrivata per un motivo, dovevamo imparare la lezione, dovevo imparare la lezione. Marco non ha fatto fatica, lui se sta male si ferma, punto. In qualsiasi luogo egli sia.

Non mi era mai passato per l’anticamera del cervello che sarei potuta star male in viaggio. Avevo pianificato tutto dando per scontato che tutto sarebbe andato bene e non ci sarebbe mai successo nulla.
Alla fine non è successo nulla, è stata solo una brutta, bruttissima influenza.

Ma ho aperto gli occhi.
Non potevo controllare ciò che era successo. Quindi… perché continuare a tormentarsi?

Non è facile lasciar andare, per niente.

Magari alcuni di voi possono pensare che stia dicendo cose ovvie.
A voi rispondo che questo è il mio spazio e si chiama Appunti di Consapevolezza, dove scrivo i miei appunti, le mie consapevolezze. E rispondo anche che alcune mie consapevolezze sono anche un po’ vostre, perché sono sicura che ad alcune persone, queste parole, arriveranno dritte al cuore.
Anche se ovvie.

Tante volte le soluzioni non arrivano se continuiamo a ragionare nella stessa maniera, se non cambiamo prospettiva. Io continuavo a pensare sempre le stesse cose, che eravamo stati sfortunati, che non avrei potuto mostrare le bellezze di Bangkok a Marco, che avrei perso la visita dei luoghi che avrei visto per la prima volta anche io ecc…

Poi ad un certo punto mi sono fatta una domanda: come posso uscire da questo loop mentale? E lì è arrivata la soluzione, come un flash.
Non puoi controllare quello che è successo.
Non ci sono altre soluzioni.
Lascia andare, Ale
.
Lascia andare.

La felicità, una volta usciti.

Marco stava meglio e così ci siamo permessi di uscire per qualche ora. Davanti al Buddha reclinato del Wat Pho ho iniziato a piangere dalla gioia. Marco stesso mi ha dato della piagnona (ho pianto un sacco di volte quel giorno), ma chissene! Ero davanti a uno dei luoghi più belli di Bangkok, con lui, e potevo finalmente mostrarglielo.
Come potevo non commuovermi?

Ho imparato che non è importante quante cose siamo riusciti a visitare e quante cose no.

La salute non va data per scontata.

L’unica cosa che provo, ora che siamo tornati e che raccontiamo la nostra avventura a parenti e amici, è essere grata per quello che ci è successo. Perché ci è successo a Bangkok, è successo in Thailandia, dove, anche se sei dall’altra parte del mondo, c’è la possibilità di curarsi e soprattutto curarsi bene. Sempre se si ha una buona assicurazione di viaggio con copertura totale.

Non so cosa sarebbe successo se fossi stata in un altro paese dove la sanità non è così sviluppata. Mi è nata così questa nuova paura: star male in viaggio. Cosa faccio se sto male? E’ la domanda che più mi tormenta e che forse mi farà aumentare il kit farmaceutico di viaggio in maniera esponenziale. Questa paura però non mi fermerà dal viaggiare nel mondo. Una cosa però mi sento di consigliarvi, e ve lo dico con il cuore in mano.

Non viaggiate mai senza assicurazione di viaggio. Mai.

Piuttosto spendete qualche centinaio di euro in più, ma non rinunciate mai all’assicurazione. Il più delle volte non vi servirà, ma è una sicurezza in più che vi farà partire con meno pensieri.

E se andate nel Sud Est Asiatico… portate con voi nello zaino qualche mascherina hahah!

Un abbraccio,

Alessandra

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